Nel futuro le fuel cell a butano

Un prodotto USA per la ricarica dei paddle apre la strada alle celle a combustibile per autotrazione a gpl

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Nel campo elettrico, attualmente la ricerca verte nella pressoché totalità dei casi sullo sviluppo degli accumulatori al litio, dei quali si cerca di aumentare la capacità e l'energia per unità di peso sfruttando sostanzialmente nanotecnologie e poche variazioni sulla composizione degli elettrodi, dato che il processo chimico di accumulo, basato appunto sul litio, non prospetta incrementi tangibili di efficienza.

Una società USA invece, la Lilliputian Systems Inc, basa la sua attività sull'evoluzione delle fuel cell, le celle a combustibile, che di fatto sono pile che quindi non accumulano ma generano elettricità sfruttando composti chimici dell'idrogeno. La loro ultima evoluzione, chiamata Silicon Power Cell™, impiega elettrodi a base di silicio e va a... butano

Invece dell'introvabile, pericoloso e costoso idrogeno, quindi, impiega un gas liquefatto di grande diffusione e basso costo contenuto, nel caso del loro prodotto destinato al mercato consumer, in cartucce usa e getta di materiale riciclabile.

La competizione con il litio nel campo dell'autotrazione non si pone ancora, dunque, ma l'efficienza pari a 6 volte quella degli accumulatori (che corrisponde a un'impatto al carbonio sei volte minore sull'ambiente), la densità energetica maggiore, in volume da 5 a 10 volte e in peso da 20 a 40 volte, unite al costo frazionale rispetto al litio, pongono un significativo paragone tecnologico che in collaborazione con il MIT, il prestigioso istituto universitario del Massachusetts, stanno già pensando di mettere a frutto per le automobili.

Aggiungendo che la rete di rifornimento del gpl (essenzialmente una miscela di butano e propano, il secondo assai più costoso ed energetico del primo) è diffusa un po' dappertutto in Occidente, il prodotto apre una prospettiva molto interessante. Anche perché sfruttando il gas in una fuel cell non si ottengono i prodotti di combustione di un motore tradizionale ma piuttosto quelli derivati stechiometricamente dalla rezione chimica, con bassi rilasci di carbonio.

Forse le auto elettriche del futuro non potranno fare meno dei combustibili, dunque, ma saranno comunque rispettose dell'ambiente.

Roberto Lucchetti

Giovedì 10 Maggio 2012

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