Stop di due settimane per tutti gli stabilimenti italiani. E' questa la decisione del gruppo Fiat, operativa tra il 22 febbraio al 5 marzo. Gli impianti coinvolti sono quelli di Mirafiori, Melfi, Termini Imerese, Cassino, Pomigliano d'Arco e la Sevel, i cui 30mila addetti entreranno in cassa integrazione.
La decisione arriva sull'onda del calo degli ordini di acquisto. Le stime per il gennaio 2010 sono pessime: si prevede un calo di vendite addirittura superiore al già drammatico gennaio del 2009, quando gli effetti della crisi erano nel loro pieno divenire. Ecco perché Fiat – come recita un suo comunicato – prevedendo che “questo andamento negativo continui”, ritiene “necessario adeguare i livelli produttivi alla domanda”.
La misura di Fiat attira critiche da ogni dove. Dai sindacati, innanzitutto. Giorgio Airaudo, segretario torinese della Fiom-Cgil, accusa però l'esecutivo. “La crisi non è superata, e lo sapevamo. Ma continua la latitanza del governo, che non ha un piano autonomo sul futuro dell'auto nel paese”.
Contro il Lingotto va invece Eros Panicali, della Uilm, che collega la cassa integrazione a un nuovo piano di incentivi atteso dal governo, giudicandola “contraddittoria”. “In Italia Fiat produce meno auto di quelle che potrebbero essere acquistate. Non ci sono, quindi, problemi di sovrapproduzione. Eppure, si chiede la cassa integrazione”.
Anche il governo non apprezza lo stop stabilito dal Lingotto. Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro, dice che si tratta di una “decisione a freddo, che interrompe il filo del dialogo sociale”. Più duro, se possibile, Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo e delle Attività produttive. “Decisione inopportuna, di cui non siamo nemmeno stati avvertiti. Il dialogo col governo diventa più difficile”. Ma non al punto da mettere in discussione l'opportunità di nuovi incentivi. “Li stiamo studiando – ha aggiungo Scajola –, anche per altri settori. Ma non c'è dubbio che turbino il mercato. Ecco perché dovranno essere rinnovati per un periodo limitato e a cifre meno consistenti”.










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