L'inquinamento dell'aria è una triste ricorrenza a Milano. Ogni anno, nel pieno dell'inverno, assistiamo alla inesorabile salita dei livelli di Pm10 che ci porta altrettanto inesorabilmente a superare il tetto massimo dei 35 giorni annui di sforamento stabiliti dalla UE. Quest'anno la situazione è percentualmente migliore, ma il problema è ben lungi dall'essere risolto o anche solo attaccato.
Ma quello che più preoccupa è il tipo di reazione che si osserva a livello globale. Siamo agli strepiti, alle azioni inconsulte. Sui giornali di oggi si passa dalla richiesta delle targhe alterne (prontamente smentite nella loro efficacia da altrettanti interventi sulle stesse pagine) a quella dei blocchi totali del traffico, passando per il potenziamento dell'Ecopass (come se pagare di più facesse respirare meglio) e per preoccupati appelli contro le emissioni di benzene (ma non erano i livelli di Pm10 quelli superiori alla norma?).
Insomma di fronte a un'emergenza reale le risposte sono caotiche e la verità è che nessuno ha una ricetta. Ma è logico. Non si può affrontare un problema di questa portata nel momento della massima criticità. L'intervento dev'essere spalmato su un'area temporale assai più lunga e deve provvedere fondamentalmente a ridurre gli accumuli di polveri prima che questi vengano sollevati nell'aria.
Due parole in concreto. Le polveri (il Pm10 è forse la componente meno pericolosa, ce ne sono altre più dannose in quanto più minute) non provengono soltanto dagli scarichi dei motori Diesel. Sono generate infatti anche dai freni, per esempio, dagli impianti di riscaldamento, dai terreni in periferia. Non tutte le polveri contengono elementi cancerogeni (i policiclici aromatici) ma comunque, in misura ecccessiva, "intasano"i polmoni e possono provocare numerose gravi patologie.
Eliminarle non è possibile, perché sono generate dall'ambiente. E parlando di quelle prodotti dai motori, addirittura, i filtri possono peggiorare il problema riducendone la dimensione. Possiamo però almeno cominciare a eliminare quelle presenti sulle strade. Come? Semplice, lavandole con l'acqua corrente. Avete presente Parigi? Là fanno così: aprono gli idranti e fanno correre l'acqua sulle strade. Facendolo con costanza, gli accumuli di Pm sul suolo vengono eliminati e almeno il passaggio dei veicoli non li solleva.
E' qualcosa di concreto, visto che abbiamo acqua in abbondanza in una falda che non usiamo per l'acquedotto, e potrebbe contribuire (lungo tutto l'anno) a ridurre qualche picco. Lo sviluppo dei mezzi pubblici e della circolazione in bicicletta è poi una soluzione più duratura, ma che richiede denaro, volontà politica e tempi lunghi. Senza contare che la struttura della zona integrata del comune di Milano non comprende soltanto l'immediata periferia. Chi abita a una trentina di chilometri dal centro non può muoversi in bicicletta. E sappiamo cosa offrono le ferrovie.










Commenti