Termini Imerese: lo sciopero della Fiat

Di Igor Principe <portalemotori2SPAMFILTER@hachette.it> | Mercoledì 3 Febbraio 2010

Oggi, in tutti gli stabilimenti Fiat in Italia, si sono tenute quattro ore di sciopero indette dalle associazioni metalmeccaniche di Cgil, Cisl, Uil e dalla Sisic. La protesta è diretta allo stop della produzione deciso dal Lingotto per l'impianto di Termini Imerese entro la fine del 2011. Lo sciopero ha evidenziato il “muro contro muro” in atto tra Fiat e i sindacati, a partire dalle cifre sull'adesione.

Per l'azienda è del 14%; per le organizzazioni, del 50%, con punte al 70%. L'entusiasmo di questi ultimi spinge i loro leader a dichiarazioni di forza, se non di guerra. Giorgio Airaudo (Fiom-Cgil): “ I lavoratori non sono convinti del piano presentato da Fiat. C'è preoccupazione non solo per Termini ma anche per il futuro di Mirafiori, dove se non arrivano nuovi prodotti c'è il rischio che le 180mila vetture prodotte lo scorso anno diventino 95mila tra due anni”. Gli fa eco il leader della Cgil, Guglielmo Epifani: “ Ci vuole una proposta che consenta a Termini di continuare a produrre auto e parallelamente occorre accelerare il confronto con Fiat sul Piano”.

Durissimo Gianni Rinaldini, sempre della Fiom: “ Fiat e governo sappiano che non ce ne frega niente di supermarket Auchan, Ikea o altro. A Termini si devono produrre auto”. Sul punto, è di nuovo Airaudo ad aprire a scenari diversi, ma pur sempre legati alla produzione automobilistica: “ Chiediamo al governo che abbia una propria idea autonoma sull'importanza dell'auto per il nostro Paese e imponga a Fiat di mantenere le produzioni in Italia e di investire in Italia anche su prodotti innovativi come l'auto elettrica che può essere prodotta nel nostro Paese”. Un'ipotesi innovativa, generosa e sicuramente da considerare, ma non certo sul breve termine. E' un fatto che l'auto elettrica chieda tempo per diventare abitudine diffusa. Cominciare a produrla ora a Termini Imerese al posto della Lancia Y significherebbe affossare del tutto l'impianto.

A Roma, intanto, il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola sta continuando la valutazione sull'opportunità degli incentivi. Le ipotesi sono ampie: potrebbero non esserci (la Germania, per esempio, non li ha rinnovati), ma la ragione spinge a immaginare che saranno ancora concessi, pur se per meno tempo e con importi parimenti minori. “L'importante è decidere presto – ha aggiunto Scajola – perché il rischio è che il settore venga penalizzato due volte”.

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