Pantera, Mangusta. Nomi che, nell'appassionato di motori, suscitano un riflesso pavloviano: nella memoria compaiono coupè e cabriolet in stile vintage, alternative negli anni Sessanta e Settanta alle più blasonate sportive tricolori (Ferrari, Maserati, Lamborghini). Erano le auto di De Tomaso.
Chiuso nel 1993, il marchio fondato a Modena nel 1959 dall'ex pilota argentino Alejandro De Tomaso rivivrà dopo 18 anni di silenzio. E' atteso infatti nel 2011 il debutto sul mercato di nuove vetture, sotto la gestione del nuovo proprietario Gian Mario Rossignolo. L'ex presidente Telecom, reduce da un tentativo di acquisto di Bertone (poi finalizzato da Fiat), ha chiuso i negoziati con i commissari liquidatori della Casa modenese e può quindi attuarne il progetto di rilancio.
Le nuove De Tomaso usciranno dall'impianto di Grugliasco. Si parla di 8mila vetture all'anno, 3mila delle quali dedicate alla gamma della Tosca, un Suv che punta a infastidire i dominatori del settore: Audi, Bmw, Porsche. Almeno in parte, Rossignolo vuole spostare l'asse della storia del marchio verso un presente in cui l'appeal di auto a dimensioni importanti (ampio abitacolo, bagagliaio capiente, trazione integrale e motore prestazionale) non è inferiore a quello espresso dalle sportive classiche.
Rossignolo punta poi molto sull'innovazione. Non tanto di prodotto, quanto di processo: è infatti proprietario di un brevetto che riduce i tempi e i costi di lavorazione dell'alluminio con cui saranno realizzate le carrozzerie delle nuove De Tomaso. Un elemento che va sottolineato, ricordando che innovare non significa solo pensare ad auto diverse da tutte le altre, ma anche a costruirle con metodi competitivi.

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