E' stata il simbolo della Germania Est. Con la sua carrozzeria di plastica, il suo motore bicilindrico a due tempi e la sua scarsa affidabilità faceva da coreografia alle strade della Germania comunista, spesso accostata la bordo strada con il cofano alzato. Ora torna alla ribalta in una versione rinnovata e assai più tecnologica, elettrica, per la precisione.
Sul pianale della versione station wagon, infatti, per una lunghezza di 9,95 m una larghezza di 1,69 e un'altezza di 1,5 sono stati previsti 4 posti più un sedile per bambini, mentre la trazione (anteriore) è affidata a un motore asincrono a corrente alternata da 47 kW, che prende l'energia da un gruppo di batterie al litio, integrate da un tetto solare da 1,8 m2 che apporta una potenza di 120 W per la ricarica continua.
Le prestazioni dell'auto prevedono una velocità massima di 130 km/h, con un'autonomia media di 160 km. Il carico massimo è di circa 400 kg a fronte di un peso del veicolo di 1050 kg. La ricarica avviene in circa 8 ore tramite una normale presa a 220 V; impiegando una presa trifase a 380 V può però avvenire in sole 2 ore.
Ma ciò che rende curioso tutto il progetto è proprio la sua genesi, che sembra ricalcare in parte la trama del film "Il volo della Fenice", dove un ingegnere progettista di aeromodelli ricostruisce un aereo con i rottami dopo un incidente e porta in salvo i passeggeri. Qui la capofila è un'azienda produttrice di modellini, la Herpa, che dal 1990 aveva prodotto proprio modellini della Trabant. Il progetto è partito nel 2007 e oggi la creatura vede la luce. Per la produzione in serie, tuttavia, la neonata società attende un partner "robusto" che dia una svolta con un'altrettanto robusta iniezione di capitali.



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